A tu per tu… con Fulvio Soave

Presentati per chi ancora non ti conosce.

Sono Fulvio Soave, ho 57 anni, Sono papà e un imprenditore. Dirigo un albergo qui a San Bonifacio. Sono nato qui e sono cresciuto qui.

Qual è il tratto principale del tuo carattere?

Sono una persona molto caparbia, voglio sempre raggiungere gli obiettivi che mi pongo e mi impegno al massimo per riuscirci.

Perché hai scelto di candidarti sindaco?

Mi candido sindaco perché credo che il bene collettivo venga prima del benessere dei singoli.
So di essere una persona fortunata che ha ricevuto molto dalla vita e voglio poter restituire qualcosa alla comunità in cui sono cresciuto e a cui sono legato. Sicuramente non lo faccio per opportunismo. Ho un lavoro che amo che mi offre molte opportunità e potrei continuare a farlo con soddisfazione ma siamo qui perché vogliamo occuparci del futuro delle nostre famiglie e dei nostri figli: è per loro che ci impegniamo, perché meritano un paese migliore.

Hai qualcuno che ti ispira, un modello di riferimento?

Forse sto per dire una cosa che vi farà sorridere magari: vi ricordate i puffi? Ecco, da bambino il mio preferito era sicuramente il grande puffo, per il modo in cui gestiva la sua comunità con saggezza e moderazione, riuscendo sempre a mediare per disinnescare i conflitti e fare le scelte più giuste. Ecco, questo per dire anche da piccolino apprezzavo la capacità di mettere da parte i conflitti per il bene collettivo.
Ora a parte questa incursione nel mondo della mia infanzia, sicuramente posso dire che una figura che ho molto ammirato e che mi ha sempre ispirato nei valori e nella fede cattolica è sicuramente quella di Papa Giovanni Paolo II.

E un eroe nella vita reale?

Sicuramente il mio papà. Quando ero ragazzo pensavo che fosse un papà severo e a volte il nostro rapporto non era semplice. Ma oggi che sono un uomo, e anche io sono padre, mi rendo conto che tutto quello che mi ha trasmesso ed insegnato, l’educazione e i principi, mi hanno consentito di realizzare tutto quello che ho fatto e faccio quotidianamente.

Hai un sogno per San Bonifacio? In che paese vorresti vivere?

Sogno un paese che sia opposto di quello che vediamo oggi: un paese più sicuro, un paese vitale e vivo, dove i bisogni dei cittadini sono al centro dell’azione amministrativa e i servizi sono adeguati alle necessità delle persone. Un paese dove i giovani hanno opportunità reali, dove le famiglie vivono bene e dove ci si prende cura degli anziani e delle fragilità.

Con l’hashtag #IlPaeseCheVorrei avete raccolto richieste, speranze e propositi di tanti cittadini, ce ne racconti qualcuna che ti ha colpito particolarmente?

La scatola de “Il Paese che vorrei” racchiude idealmente qualcosa di molto prezioso: le speranze e le aspettative della nostra comunità, di tante persone vere. Abbiamo raccolto le richieste più diverse, se devo citarne alcune penso al bambino di 12 anni che abita a Prova che ha chiesto un campo di calcio che non si allaga quando piove, per giocare insieme ai suoi compagni

Oppure penso agli Scout: durante un incontro con le associazioni ci hanno raccontato che attualmente non hanno uno spazio dignitoso e salutare per riunirsi e devono incontrarsi in una cantina umida. Ecco io non posso neanche pensare che un gruppo di giovani che si impegna per fare volontariato e dare un contributo positivo alla comunità debba farlo in un sottoscale.

E poi ci sono le tante persone che hanno espresso il desiderio di sentirsi più sicuri e tranquilli quando passeggiano per le strade la sera e i tanti negozianti che ci hanno scritto sfiduciati e rassegnati dopo l’ennesimo furto subito.

Ecco noi pensiamo che sia fondamentale partire dallepersone e dall’ascolto per provare finalmente a dare risposte alle tante richieste come queste rimaste per troppo tempo inascoltate, perché è un dovere di chi fa politica eamministra la cosa pubblica ascoltare i cittadini.

Dicci in poche parole perché le persone dovrebbero scegliere Fulvio Soave come sindaco.

Chiedo ai miei concittadini di darmi fiducia perché io sono uno di loro, una persona che conosce e vive tutti i giorni il nostro paese. So quali sono i problemi che si affrontano quotidianamente e voglio provare a mettermi al servizio della comunità per trovare insieme le soluzioni migliori. Noi non facciamo promesse mirabolanti né raccontiamo bugie per guadagnare consenso prendendo in giro le persone, ma con umiltà ci mettiamo a disposizione, ascoltiamo e ci impegniamo mettendo in campo persone serie, preparate per

Qual è la prima cosa che farai se sarai eletto?

Sicuramente lavoreremo per la sicurezza, sappiamo che è un tema molto sentito e urgente e per noi sarà prioritario nei fatti: c’è da lavorare per rafforzare il controllo del territorio, aumentare le telecamere, implementare il vigile di quartiere. Poi, se toccherà a noi amministrare, sicuramente vogliamo che l’ascolto e la condivisione diventino un metodo. Per questo vogliamo portare l’amministrazione nei quartieri e nelle frazioni per incontrare le persone fuori dal palazzo, “sul campo”, per conoscere di cosa hanno veramente bisogno e partire da questo ascolto per costruire scelte condivise, non calate dall’alto. Dobbiamo assolutamente ricostruire il rapporto di fiducia tra amministrazione e cittadini, con pazienza e dialogo costante.